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Il Profumo Delle Parole


Oggi siamo qua con Giovanni Ragonesi, autore di La primavera da lontano, romanzo recensito tempo indietro, qua su blog.


Ciao Giovanni, come stai?

Non troppo male, grazie. (Adoro certi formalismi british, questo in particolare che ti consente di non illuderti con gioie sociali posticce e neppure di lagnarti oltre il tollerabile… è uno strumento molto prezioso per chi come me ragiona non tramite sillogismi ma tramite libere associazioni di lamentele: è un po’ come dire che c’è di peggio e tutto sommato ci sta andando bene).


Se chiedessi tre aggettivi per descrivere il libro, quali useresti?

Vivo buona parte delle mie giornate alla ricerca di tre aggettivi flaubertiani con cui catalogare le cose che incontro, ma non riesco sempre a trovare quelli giusti. Per il mio romanzo penserei (ma fino ad adesso, a distanza di un anno, non ho ancora trovare una triade di aggettivi soddisfacenti nel tempo): disturbante (è un aspetto sul quale ho voluto molto calcare la mano), romantico (a conti fatti posso dire che è un messaggio d’amore abbandonato in una capsula spaziale), lynchiano (a ciascuno le sue ossessioni).


Dovendo riassumere nello spazio di un tweet (280 caratteri) il motivo per cui una persona dovrebbe leggere il tuo romanzo, cosa diresti?

Premesso - ahimè - che registro una forte inettitudine nell’utilizzo dei social (Twitter in special modo), che non riuscirei a vendere neppure l’acqua nel deserto (invidio e ammiro gli 8752 eredi di Proust e Wallace che in ogni momento promuovono i loro capolavori sui social). Sforzandomi direi (ma so che mi pentirò subito dopo averlo detto) che è un romanzo senza risposte, che prova a dar voce, una voce sommessa, al nostro bisogno di consolazione (giusto per rifarmi al bellissimo libro di Stig Dagerman), quella consolazione di cui abbiamo tutti bisogno dopo essere stati lasciati soli sull’intero pianeta, dopo un’evacuazione di massa. (Non ho contato i caratteri: chiedo perdono).


Quale parte è stata la "più difficile" da scrivere?

Ci sono molte pagine che attingono non alla mia biografia ma al mio vissuto, sono state quelle le più “difficili”, nel senso che è stato doloroso rivivere certe situazioni, volere e dovere immergersi completamente, fino al punto di non respirare più, negli abbandoni definitivi. Però devo dire che è stato catartico, quasi in senso classico.


Cosa o chi ti ha maggiormente ispirato per questa storia?

Altri libri, altre storie. Chi scrive - o quantomeno ci prova - principalmente legge, e questo corpo a corpo con la letteratura, che è fatto anche di ansie, frustrazioni, esaltazioni, timore del sacro, ti porta a codificare il mondo attraverso schemi romanzeschi dai quali non si riesce a prescindere. Quindi se non avessi letto certi libri non avrei pensato di scrivere, e senza alcuni romanzi in particolare non avrei scritto questa storia (penso che siano facilmente identificabili, anzi il timore è che lo siano troppo a causa di quel dannato citazionismo di cui non riesco a liberarmi).


Ti riscontri nella protagonista del tuo romanzo?

Temo il protagonista - e voce narrante - sia poco simpatico, forse in alcuni momenti anche un po’ odioso. Il rischio corso, quello che si corre spesso quando si decide per una narrazione in prima persona, è di sovrapporlo all’autore. Su questa sovrapposizione, devo confessare, ci ho giocato molto, anche in maniera un po’ sconsiderata (pensavo che non sarebbe mai stato pubblicato), e questo ha fatto sì che alcuni mi pensassero come un pornografo o un drogato di psicofarmaci. Possiamo dire però che questi sono dettagli poco interessanti, o comunque non rilevanti. In definita posso dire - per rispondere alla domanda - che con il mio protagonista non mi riscontro per nulla, ma mi identifico totalmente con il suo dolore e la sua ironia agrumata.


Quale evento ha fatto sì che ti avvicinassi alla scrittura?

Non saprei, però ho una immagine di me a undici o dodici anni circa che un pomeriggio d’estate (ricordo il caldo, il cielo azzurrissimo, l’ombra della tettoia di canne e un tavolo da giardino) che mi siedo con un quaderno bianco e inizio a scrivere una storia. Da dove provenisse quell’impulso non l’ho mai capito, all’epoca non ero un lettore e a spingermi verso quel “passatempo” non era di certo l’ambiente circostante. Però è accaduto e con gli anni, attraverso la mia adolescenza à la Morrissey, è diventata una parte fondamentale della mia vita.


Raccontaci un aneddoto legato al romanzo.

Poco dopo l’uscita nn’apprezzata autrice mi ha scritto un biglietto di auguri per il romanzo. L’ho utilizzato per uno dei miei riti psicomagici fatti in casa e i “resti” di quel rito sono finiti sotto una pianta del mio balcone. La pianta è cresciuta a dismisura e ogni giorno la guardo con orgoglio e ammirazione. Non è successo lo stesso con il conto in banca del mio editore. Temo di avere sbagliato qualcosa.


Hai già nuovi progetti per il futuro?

A parte riprendere la palestra sto finendo di scrivere alcuni racconti. Poi ci sono un po’ di quaderni e intere sezioni del mio ipotalamo e della mia corteccia piene di appunti, schemi  e disegni ed elenchi (ho un culto per gli elenchi, preso in prestito da Susan Sontag e dato che la amo di un amore profondo  temo che non riuscirò mai a separarmene), per un nuovo romanzo che probabilmente, non appena arriverà l’autunno, mi siederò a scrivere.






Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vi abbia interessati nel leggere il libro. 😊
A proposito del romanzo trattato, vi lascio il link diretto alla recensione http://ilprofumodelleparole.blogspot.com/2018/08/la-primavera-da-lontano-giovanni.html
➡️ Potete trovarmi anche sulla mia pagina Instagram asiapaglino
➡️ Roberta invece la trovare su ilprofumodelleparole
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venerdì, novembre 23, 2018 No commenti

Oggi siamo qua con Camilla Rosati, autrice di Eleutheria, romanzo recensito un po' di giorni fa, qua su blog.


Ciao Camilla, come stai? 

Ciao Asia! Tutto bene.


Se chiedessi tre aggettivi per descrivere il libro, quali useresti?

Innanzitutto forte, nel senso che tende a raccontare le cose in maniera diretta e senza censure; poi toccante, il perché lo scoprirete; infine interessante, perché offre numerosi spunti di riflessione.


Dovendo riassumere nello spazio di un tweet (280 caratteri) il motivo per cui una persona dovrebbe leggere il tuo romanzo, cosa diresti?

Se ti piace cercare di capire cosa c'è dietro determinate azioni dei personaggi; se ti interessa una riflessione su temi etici e politici totalmente nuova; se sei amante della letteratura introspettiva e dal linguaggio curato, allora questo è il libro che fa per te!


Quale parte è stata la "più difficile" da scrivere?

Bella domanda! Se devo dire la verità, non ho avuto particolari blocchi durante la stesura di questo romanzo, tuttavia la parte più difficile è stata quella dei capitoli centrali, in quanto capitoli di passaggio.


Cosa o chi ti ha maggiormente ispirato per la storia?

Mi sono ispirata a diverse fonti, tutte molto diverse. Per le tematiche mi sono rifatta in parte a qualche articolo di un blog femminista, dall'attualità, e in parte a qualche serie TV. Per lo stile, invece, il mio modello principale è Victor Hugo ( autore de "I miserabili" ), ma non è l'unico. Ho preso spunto anche da altri autori di cui ho letto di meno rispetto a Hugo, ma che comunque ho studiato a scuola o autonomamente, come per esempio James Joyce e Virginia Woolf.


Una domanda che mi sono fatta leggendo il libro, hai mai visitato Le Meteore in Grecia?

Certo! Ci sono stata durante la gita dell'ultimo anno di liceo ed è stata un'esperienza meravigliosa. Non a caso è proprio durante quel viaggio che ho iniziato il lavoro di pianificazione della trama. Nel seguito del romanzo, poi, avranno un ruolo ancora più centrale. Se potete andateci!


Il finale della storia lo hai stabilito fin da subito o hai aspettato che la storia ti ci “conducesse”?

Per spiegarlo al meglio devo rivelarti come lavoro: all'inizio di tutto c'è un'idea, o addirittura un'immagine. Da quella immagine, poi, si passa alla schematizzazione dello scheletro della trama, nel senso del susseguirsi degli eventi. Una volta finito questo procedimento, la trama è pronta e si passa alla stesura vera e propria. In conclusione: l'ho stabilito durante la fase di schematizzazione.


Raccontaci un aneddoto legato al romanzo.

Interessante come domanda! Ce ne sono così tanti, ma quello che mi ricordo meglio è questo: era appena finita la simulazione della prova di italiano, avevo scritto per sei ore, ma non ero stanca, anzi! Sotto il mio banco c'erano dei fogliettini inutilizzati, li ho presi e ho iniziato a scrivere il continuo della parte del romanzo che avevo scritto la sera prima. Ecco, questo fatto secondo me esemplifica bene ciò che è per me la scrittura.


Hai già nuovi progetti per il futuro?

Sì, molti e di diverso genere. Per seguire tutti gli aggiornamenti in tempo reale a riguardo, vi consiglio di seguire i miei due profili instagram:  @eleutheriaofficialcr (per i progetti riguardanti eleutheria) e @camilla.rosati99 (per gli altri progetti).






Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vi abbia interessati nel leggere il libro. 😊
A proposito del romanzo trattato, vi lascio il link diretto alla recensione https://ilprofumodelleparole.blogspot.com/2018/09/eleutheria-camilla-rosati-recensione.html
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lunedì, ottobre 15, 2018 No commenti

Oggi siamo qua con Giordana Schiattarella, autrice di Schegge del cuore, romanzo recensiti tempo fa, qua su blog.



Sei riuscita a pubblicare un libro a un'età in cui non tutti sarebbero riusciti a portare a termine un progetto del genere, come ti senti? Cosa ne pensi? Cosa ha significato per te tutto questo? 

Pubblicare il primo libro della propria vita a soli diciassette anni è un vero e proprio sogno che si avvera. Non so neanche spiegare quali siano state le sensazioni provate quando è arrivata quella mail di conferma dalla casa editrice, è troppo intenso per poterlo descrivere e soprattutto bisogna passarci per comprendere la gioia del momento. Questa notizia ha significato sicuramente un cambio, anche se minimo, nella mia vita. Dietro un romanzo non c'è solo un buon editing o una bella copertina, c'è anche tanta passione e voglia di farsi conoscere. Da quel momento, un pezzetto della mia giornata è stato ritagliato per i miei romanzi e per permettermi di stare in contatto con i miei lettori.


Cosa ti ha avvicinato alla scrittura o ti ha portato a voler pubblicare un tuo libro?

Non so precisamente cosa mi abbia avvicinata alla scrittura. Ricordo soltanto che un pomeriggio una mia amica mi consigliò di scaricare quest'app che all'epoca era molto in voga: Wattpad. Scoprii che era una piattaforma non solo per leggere ma anche per scrivere e qualche tempo dopo buttai giù la mia prima storia.


Dovendo riassumere nello spazio di un tweet (280 caratteri) il motivo per cui una persona dovrebbe leggere il tuo romanzo, cosa diresti?

Se state cercando una storia reale, una di quelle che potrebbe farvi commuovere e allo stesso tempo accapponare la pelle, allora "Schegge del cuore" è quello che fa per voi. Una storia romantica tanto quanto subdola e soprattutto reale.


Se chiedessi tre aggettivi per descrivere il libro, quali userebbero?

Senza volerlo, li ho utilizzati prima :)
Romantico, subdolo e incredibilmente reale.


In che modo sei arrivata a sviluppare la trama del tuo romanzo? L'idea è arrivata tutta d'un pezzo o si è formata passo per passo?

L'idea si è formata passo per passo, come hai detto tu. Avevo un filone principale in testa, ma alla fine ogni idea è stata stravolta da immagini nuove che procedendo si formavano nella mia mente.


I protagonisti sono puro frutto della tua fantasia o qualcuno ti ha "ispirato"?

I protagonisti si rifanno alle persone a me vicine. Michelle ha qualcosa di me, Jocelyn della mia migliore amica e Jared del ragazzo che amo. Ovviamente c'è anche la fantasia, ma in parte minima.


Nuovi progetti per il futuro?

A giugno è uscito il mio secondo romanzo, "Illusione d'amore", un rosa autobiografico estivo, leggero e tutto da scoprire. Adesso sto lavorando allo spin-off di "Schegge del cuore". Presto ci saranno maggiori notizie, ma per il momento vi consiglio di seguirmi sui social, così da non perdere nulla ;)






Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vi abbia interessati nel leggere il libro. 😊
A proposito del romanzo trattato, vi lascio il link diretto alla recensione http://ilprofumodelleparole.blogspot.com/2018/05/schegge-del-cuore-recensione.html
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venerdì, settembre 28, 2018 7 commenti

Oggi siamo qua con Christian Malvicini, autore di Emozioni, School Romance Adrenaline, romanzo recensito tempo indietro, qua su blog.


Ciao Christian, come stai?

Ciao Asia, io sto bene. Grazie per aver letto e recensito il mio libro.


Se chiedessi tre aggettivi per descrivere il libro, quali useresti?

Estivo, leggero e originale.


Dovendo riassumere nello spazio di un tweet (280 caratteri) il motivo per cui una persona dovrebbe leggere il tuo romanzo, cosa diresti?

Arti Marziali, forti emozioni e… Giappone.


Quale parte è stata la "più difficile" da scrivere?

Non c'è stata una parte più difficile di un'altra da scrivere. La mia grande difficoltà è stata nello stile di scrittura, che è cambiato molto negli anni e quindi ho dovuto riscrivere il libro per intero per ben tre volte. La storia è rimasta invariata, con qualche aggiunta qua e là.


Cosa o chi ti ha maggiormente ispirato per questa storia?

I manga giapponesi principalmente.


Sei un appassionato del Giappone o la scelta del posto è stata solo funzionale alla storia?

Sono sempre stato appassionato di Giappone, che ho visitato un paio di volte nelle mia vita, ma la scelta è stata solo funzionale alla storia. Te lo spiego meglio nella prossima domanda.


Come mai hai deciso di scrivere questo romanzo?

Questo libro, in realtà, non doveva essere un libro… all’inizio almeno! S.R.A. era nato come sceneggiatura per fumetto e non come un libro. Doveva essere una storia di combattimenti, di arti marziali, di sfide e di tante botte insomma. Il tutto in stile manga e quindi ambientato nelle scuole giapponesi, tra i teppisti. Doveva. Ben due disegnatori hanno rinunciato al progetto nel giro di pochi mesi. E sono rimasto a piedi. Invece di rimanere deluso per la situazione, ne ho approfittato per trasformare la sceneggiatura nel prologo del libro. E da lì, tutto il resto.


Raccontaci un aneddoto legato al tuo libro.

Ho abbandonato il libro nel famoso “cassetto” per diverso tempo prima di pubblicarlo. E se l'ho fatto, è solo grazie alle persone a cui questo libro è dedicato. Loro mi hanno spinto a tirarlo fuori dal cassetto.


Hai già nuovi progetti per il futuro?

In mente ho un bel po' di idee. In questo momento, però, sto lavorando a S.R.A 2.






Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vi abbia interessati nel leggere il libro. 😊
A proposito del romanzo trattato, vi lascio il link diretto alla recensione http://ilprofumodelleparole.blogspot.com/2018/08/emozioni-school-romance-adrenaline.html
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martedì, settembre 25, 2018 2 commenti

Oggi siamo qua con Sara Cabitta, autrice di La cacciatrice d'orsi e Patti di streghe, romanzi recensiti tempo indietro, qua su blog.



Ciao Sara, prima di iniziare con la vera intervista, una domandina semplice, come stai?

Ciao, si sono appena concluse le vacanze estive e questo è il periodo ideale per mettere in ordine le idee, valutare i soggetti su cui ho preso appunti e progettare il lavoro di scrittura da portare avanti nei prossimi mesi.


Se chiedessi tre aggettivi per descrivere il libro, quali useresti?

Per quanto riguarda La Cacciatrice d’Orsi di sicuro tre aggettivi adeguati sono: sanguinario, morboso, crudele.


Dovendo riassumere nello spazio di un tweet (280 caratteri) il motivo per cui una persona dovrebbe leggere il tuo romanzo, cosa diresti?

Il romanzo di Merice va oltre il fantasy, mette in discussione le relazioni affettive e il concetto di lealtà. Ribalta l’idea di bene e male. Porta a identificarsi con una figura ambigua che cerca vendetta e sacrifica umanità e innocenza per ottenerla. Merice affascina e turba.


Quale parte è stata la "più difficile" da scrivere?

La parte che lega Merice al Barone, il momento del confronto e alcuni elementi più “crudi” sono arrivati dopo un lungo periodo di pausa per raccogliere le idee. In generale è impegnativo a livello di concentrazione scrivere gli intrecci che legano i vari personaggi.


Cosa o chi ti ha maggiormente ispirato per la storia di Merice?

Merice nasce da un gioco di scrittura ideato nel laboratorio blog De LaPiccolaVolante. Venivano proposti dei soggetti di poche righe e chi partecipava doveva sviluppare un racconto. La proposta di scrivere un romanzo completo è arrivata dagli editori stessi.


Da dive nasce, invece, l'idea per lo spinn-off?

Non pensavo di dare un seguito a Merice, ma i personaggi di Lotario e Nadia mi erano rimasti nel cuore, non volevo abbandonarli e basta. All’inizio fantasticavo su immagini e situazioni, poi ho iniziato a scrivere.


C'è qualche personaggio in cui ti "riscontri"?

Non credo di avere qualcosa in comune con i miei personaggi, ma allo stesso tempo ci sono tratti miei in tutti, credo sia inevitabile per ogni autore. In Patti di Streghe sono molto legata a Medara, ho rielaborato più volte la sua personalità, l’ho studiata, scandagliata nell’animo e amo la sua forza.


Raccontaci un aneddoto legato al romanzo.

Durante la stesura della Cacciatrice ho cambiato computer, ho spostato il file in una pennina che poi è finita nel limbo. Io sono molto distratta e non salvo mai copie dei lavori che porto avanti, quindi rischio sempre di perdere tutto e ricominciare da zero. Quando la pennina è ricomparsa è stato un evento.



Hai già nuovi progetti per il futuro?

Ho pubblicato il fumetto Q.B. prima dell’estate. Scrivere la sceneggiatura e seguire il lavoro del disegnatore Marco Fontanili è stata un’avventura emozionante. Oltre ai nuovi romanzi che ho in cantiere, incluso “Sangue Blu” per concludere le cronache di Merice, mi piacerebbe scrivere altre sceneggiature.





Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vi abbia interessati nel leggere il libro. 😊
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lunedì, settembre 10, 2018 2 commenti


Oggi siamo qua con Emanuele Mazzocco, autore di Al di là delle cose scontate, romanzo recensito non troppo tempo indietro, qua su blog.





Ciao Emanuele, come stai? Ripreso dalle vacanze?

Ciao Asia. Sto benone anche se con un gran senso di nostalgia per le vacanze che sono terminate!


Se chiedessi tre aggettivi per descrivere il libro, quali useresti? 

Semplice, sincero, asciutto.


Dovendo riassumere nello spazio di un tweet (280 caratteri) il motivo per cui una persona dovrebbe leggere il tuo romanzo, cosa diresti? 

Il libro può rappresentare uno spunto di riflessione per tutti coloro che si sono trovati ad affrontare il periodo del post-laurea. Inoltre consiglierei il libro a chiunque voglia immergersi in una storia d’amore e d’amicizia sincera, cullata da una serie di ambientazioni care ai personaggi come l'Argentina e la montagna.


Quale parte è stata la "più difficile" da scrivere? 

Sicuramente la parte conclusiva, in cui affronto due passaggi molto delicati per il protagonista e anche perché è stata scritta in un momento particolarmente difficile della mia vita.


Cosa o chi ti ha maggiormente ispirato per questa storia? 

Mi hanno ispirato le storie di gente che conosco, di molti amici che si sono dovuti confrontare con la difficoltà nella ricerca di un lavoro stabile. Anche diverse vicende personali sono state fonti di ispirazione per lo sviluppo della storia.


Sei mai stato a Buenos Aires o è stata una scelta casuale inserire quel paese nel romanzo? 

Purtroppo non ho ancora avuto modo di visitare la capitale portena. L'Argentina è una terra che mi affascina molto e che vorrei visitare con la dovuta calma. Leggo spesso romanzi che ne parlano e mi documento su vari aspetti di questa nazione sudamericana. Solo grazie a una ricerca abbastanza approfondita ho potuto calare parte della storia in questa città. Per il resto, gli altri luoghi descritti sono stati tutti meta di viaggi o esperienze passate.


Da quel che ho capito sei un po' un giramondo, quale posto, tra quelli visitati, rimarrà per sempre con te? Quale invece è stato una mezza delusione (parlo di quei luoghi dove riponi tante aspettative che però poi non vengono mantenute)? 

Beh non mi definirei un giramondo :) Sicuramente il viaggio è un qualcosa che mi appassiona molto e che voglio continuare a portare nelle mie esperienze. Un viaggio che ho di recente concluso lo porterò sempre nel cuore e si tratta di una visita in Mongolia. Terra tanto sconfinata e meravigliosa quanto dura. In questo caso ho avuto l'opportunità di confrontarmi con la gente del posto e aiutare dei ragazzi in difficoltà in un orfanotrofio. Riassumere quest'esperienza in poche parole risulta davvero difficile! Un luogo che invece mi ha un po' deluso è stata la Slovacchia ma forse solo perché non ho avuto tempo a sufficienza per visitare i luoghi più consoni alla mia persona e cioè le montagne e i luoghi "fuori città".


Raccontaci un aneddoto legato al romanzo. 

Forse un aneddoto simpatico è legato alla copertina, in cui posa un mio caro amico a cui non avevo comunicato il fine di quella foto. La fotografia, poi rielaborata dal mio amico Marco "Tarma" Tarquini (fumettista indipendente) è stata utilizzata per la copertina. Il mio amico si è reso conto di essere lui solo nel momento in cui gli ho regalato una delle prime copie stampate, scoppiando in una grassa risata e minacciandomi di chiedere i diritti di immagine :) :)


Hai già nuovi progetti per il futuro?

Per il momento no. Sto portando avanti un progetto da circa un anno che è quello del mio blog www.aldila-delle-cose-scontate.com ma per adesso nessun idea di romanzi da scrivere. Magari dovrò ritrovare l'ispirazione giusta per tuffarmi in una nuova avventura!





Spero che questa intervista vi sia piaciuta e vi abbia interessati nel leggere il libro. 😊
A proposito del romanzo trattato, vi lascio il link diretto alla recensione http://ilprofumodelleparole.blogspot.com/2018/08/al-di-la-delle-cose-scontate-emanuele.html
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giovedì, settembre 06, 2018 8 commenti
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Cari Amanti dei libri, vi posso dire solo una cosa.... continuate a Emozionarvi.
Emozionatevi nel semplice gesto di toccare un libro che avete da tanto tempo aspettato di sfiorare.
Emozionatevi per ogni più piccola frase, parola che trovate tra le pagine di un libro.
Semplicemente Emozionatevi.
Perchè, secondo me, non c'è cosa più bella nel vedere in ognuno dei vostri volti le espressioni di gioia o di dolore che possono nascere grazie ai nostri fedeli compagni di viaggio.
I nostri amatissimi libri.

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